Il progetto di mobilità europea per gli allievi della Formazione Professionale

 

La Corte dei Conti Europea ha registrato un impatto molto positivo della percezione Europea grazie ad ERASMUS+, il programma di mobilità per studenti, insegnanti e tirocinanti. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto presentato.

 

 

La partecipazione degli allievi italiani al programma tra il 2014 e il 2016 è alta:  dopo Spagna, Germania e Francia, il nostro è il quarto Paese per numero di adesioni al programma.

 

 

In questa partita anche Scuola Centrale Formazione fa la sua parte, promuovendo da molti anni le attività di mobilità transnazionale dei giovani allievi dei percorsi della IeF entro il Programma ERASMUS PLUS (2014-2020).  Ogni anno SCF coordina numerosi percorsi di mobilità transnazionale (300 media annuale) nel quadro del Progetto Sportello Europa finanziato nell’ambito della Carta Erasmus. Questa esperienza continua a rivelarsi una opportunità che “cambia la vita”.

 


LA VOCE di IRENE LUCISANO (FOMAL) , accompagnatrice nelle mobilità all’estero e tutor in accoglienza nei percorsi Incoming.

Mi chiamo Irene Lucisano. Lavoro nella formazione professionale come formatrice e da anni mi occupo dei progetti di Mobilità per giovani: coordino e accompagno i miei allievi all’estero.

Quando sei partita, per quale destinazione e con quanti allievi?

Sono partita con dieci allievi il 5 luglio 2018 per Clonakilty, un coloratissimo paesino nella contea di Cork, sulle coste meridionali dell’Irlanda.

Come ti sei preparata per affrontare questo viaggio?

Per prepararmi al meglio, ho avuto il sostegno delle squadre di Scuola Centrale Formazione e European Career Evolution, che mi hanno accompagnato e guidato prima, durante e al termine dell’esperienza. Ho inoltre lavorato a fondo nel coordinamento del gruppo di allievi vincitori del bando, principalmente attraverso incontri pomeridiani volti a fornire informazioni logistiche e organizzative oltre che linguistiche e pedagogiche.

Quali sono i punti di forza di questa esperienza?

L’indiscussa crescita dei partecipanti. Il viaggio è un’esperienza di vita potente, aumenta l’intraprendenza e il coraggio di ognuno di noi, a prescindere dall’età e dal carattere. Si migliorano le competenze personali, ci si mette in gioco, si affrontano le difficoltà, le paure e i conflitti si risolvono con creatività e ci si arricchisce attraverso la bellezza del mondo e dei suoi abitanti più dinamici e altruisti. Si approfondisce la conoscenza di una lingua straniera e si creano contatti e amicizie che spesso durano ben oltre le poche settimane di permanenza all’estero. In poche parole: ci si apre alla vita.

Quali le difficoltà riscontrate?

Lavorare, capire e farsi capire in un ambiente nuovo e in una lingua che si conosce poco, è la prima grande paura dei partecipanti. La lontananza dalla propria comfort zone non è sempre facile da accettare. I giovani italiani, inoltre, sono molto spesso critici nei confronti del cibo all’estero. Tutto ciò è, tuttavia, facilmente superabile.

Come hai vissuto in generale questa esperienza?

In modo molto positivo, credo profondamente in questo tipo di esperienze.

Cosa “porti a casa” da questo viaggio?

Un bagaglio pieno di bellezza: le soddisfazioni dei miei allievi a cui è stato proposto di tornare a lavorare il prossimo anno, la cordialità del popolo irlandese, la stravaganza e l’infinita generosità del nostro coordinatore Sandro Sorato, le pedalate verso il mare e le serate al De Barra’s, il più bel pub di tutto il sud dell’Irlanda.


LA VOCE dei protagonisti:

Mi chiamo Anyelo Del Rio.

Quando sei partito e dove sei andato?

Sono partito il 5 luglio e sono stato a Clonakilty e Kinsale, vicino a Cork, nel sud dell’Irlanda.

Come ti sei preparato a questa esperienza?

Non mi sono preparato… Scherzo! Ho ripassato un po’ di grammatica inglese e guardato film in lingua originale.

Quali erano le tue aspettative?

Non avevo grandi aspettative. Mi aspettavo di trovare gente molto simile a me, magari un po’ più chiara di pelle. Mi aspettavo di migliorare l’inglese e di approfondire le mie conoscenze professionali.

Si è trattato del primo viaggio all’estero?

No, non il primo, perché essendo straniero (cubano ndr) sono nato all’estero.

Ci racconti la tua esperienza di tirocinio?

Ho lavorato nel ristorante del Golf Club Old Haed, a Kinsale, un posto esclusivo che non mi sarei mai aspettato. E’ stata tosta. Perché lavorare in cucina con gente che parla in inglese (che poi è l’inglese irlandese) non è l’esperienza più classica che ti possa capitare. Però di certo ti forma. Ti forma un sacco! Ci prendi la mano e vai liscio…

La mia giornata tipo: arrivavo, pulivo le aragoste, poi pulivo le aragoste, le pulivo di nuovo e poi pulivo aragoste… se non c’erano più aragoste. A parte gli scherzi, ho imparato molte cose, perché si lavorava con dell’ottima materia prima e c’erano delle preparazioni complesse. Mi è piaciuto veramente molto.

Come hai vissuto questa esperienza dal punto di vista culturale? (confronto con una nuova lingua, usi e costumi, ecc…)

Io ho vissuto la prima settimana in ostello con altri italiani, poi però per fortuna mi hanno spostato in famiglia, così ho avuto modo di conoscere la routine e la vita tradizionale della gente locale. Soprattutto ho avuto modo di allenarmi con l’inglese non soltanto con i miei colleghi. Tutto ciò è stato molto arricchente.

Cosa “porti a casa” da questo viaggio?

Porto a casa veramente un sacco di emozioni, di esperienze, cose che non avrei potuto provare in nessun altro posto (anche perché l’Irlanda era in lista già da un po’ di tempo). Senz’altro porto a casa un po’ di Black Pudding che è riuscito a passare anche i controlli in aeroporto.

Inoltre credo di essere cresciuto molto, perché trovandoti da solo con gente che non parla la tua lingua, ti tocca sempre un po’ arrangiarti e metterti in gioco (anche per fare colpo sul capo!).

Consiglieresti ad altri tuoi coetanei di fare un’esperienza di tirocinio formativo all’estero?

ASSOLUTAMENTE!!! A tal deg! Anzi, è un must, bisogna farlo!