LA FILIERA EDUCATIVA, IL LAVORO, LE IMPRESE E LE ISTITUZIONI

 

Bologna, 24 settembre 2021 – A distanza di un anno dal video messaggio di Papa Francesco con il quale sono stati aperti i lavori del convegno “Global Compact on Education”, Scuola Centrale Formazione, Conferenza Episcopale Emilia-Romagna (CEER) e la Rete regionale dei Centri di Formazione Professionale dell’Emilia-Romagna (AECA) hanno promosso oggi, 24 settembre, il seminario “PATTO EDUCATIVO GLOBALE E INTERNAZIONALIZZAZIONE”.

All’incontro, che si è svolto in presenza e anche in live streaming dalle ore 10.00 alle 13.00 presso l’Istituto Veritatis Splendor della Fondazione Lercaro a Bologna, hanno aderito oltre 50 partecipanti.

Partendo dalle indicazioni del Patto Educativo Globale voluto da Papa Francesco, focalizzato sul lancio di un rinnovato impegno educativo che coinvolge tutte le componenti della società, il seminario ha offerto uno spazio di riflessione si temi dell’internazionalizzazione e dei processi educativi, formativi e lavorativi, anche alla luce del periodo pandemico.

Ha aperto i lavori Elisabetta Gualmini (Europarlamentare, Commissione Lavoro e Affari sociali e Commissione Bilancio EU) che nel suo intervento ha messo in evidenza la congruenza tra i principi del Patto Educativo Globale e la storia europea, in particolare quella degli ultimi anni, caratterizzata da delle similitudini in termini di: fiducia nel futuro; – l’educazione intesa come ponte verso il miglioramento delle condizioni di ciascun ragazzo e ragazza che cerca il proprio posto nel mondo, e che vede nel programma Next Generation EU una scommessa in una prospettiva di innovazione; – la ricerca di armonia tra sistemi (la comunità, le famiglie, la chiesa, le istituzioni, ecc); e infine la persona al centro, punto fondamentale della carta dei diritti europea.

La visione europea è stata citata anche da Giuseppe Pagani (Presidente di AECA), il quale ha sottolineato come attraverso il piano per la ripresa, la Commissione Europea abbia presentato un pacchetto di proposte che prevedono risorse importanti per promuovere la coesione economica sociale e territoriale, attenuare l’impatto sociale ed economico della crisi, favorire l’inclusione, sostenere la transizione digitale e rafforzare i processi di mobilità e di internazionalizzazione.

Nella prima sessione di lavoro Mons. Mario Toso (Vescovo delegato Consulta per i problemi sociali e del lavoro, CEER Conferenza Episcopale Emilia-Romagna) ha posto l’accento sul perché di un Patto educativo globale, ricordando che “Oggi se vogliamo risolvere i problemi dobbiamo ragionare in termini globali. Il sistema formativo è uno dei pilastri, anche per dare un titolo di partecipazione alla persona”. E una persona educata, è una persona integralmente formata.

Nella seconda sessione si sono susseguiti numerosi interventi e contributi attraverso i quali sono stati analizzati i sistemi di internazionalizzazione, osservandoli attraverso i principali “motori” di questa sfida educativa: la filiera educativa, il lavoro, le imprese e le istituzioni.

Questa sessione si è aperta con le parole dell’Assessore Assessore allo Sviluppo Economico e Green Economy, lavoro, formazione, Regione Emilia- Romagna, Vincenzo Colla: “Un patto educativo globale è la condizione per ridurre o evitare le disuguaglianze. Siamo dentro ad uno scenario di grande cambiamento, di grandi opportunità ma se non lo governiamo anche di grandi fragilità. La Regione sta nel mondo e in questo contesto non dobbiamo perdere l’occasione del cambiamento”.

A seguire Emmanuele Massagli (Presidente di ADAPT Associazione per gli Studi Internazionali e Comparati sul Diritto del lavoro e sulle Relazioni industriali) è intervenuto sul tema del lavoro. “Tra le tante cose che sono contenute nel patto – afferma Massagli – alla luce della mia esperienza e della curiosità ed interesse scientifico sui temi del lavoro, quattro punti mi hanno colpito più di altri. C’è una considerazione di fondo nel libro “Il patto educativo globale”: tutto è conseguenza dell’educazione. O forse ancor meglio: è tutto connesso all’educazione. Quindi riflettere di educazione è riflettere di una prima categoria, che è quella che riguarda come è fatta una persona”. Perchè come è fatta una persona condiziona molto ciò che essa farà e sarà nella società.

Il secondo elemento citato da Massagli è che “il patto è globale perché le sfide sono globali”. Il terzo elemento: il Patto è educativo non istruttivo, ricordando come l’educazione non sia l’istruzione, sebbene spesso si tenda ad usare questi termini come sinonimi. Il patto non fugge nemmeno il tema della vulnerabilità e dell’inclusione, elementi centrali in chiave lavoristica. Osserviamo infatti alcune tendenze che meritano una riflessione, non solo tecnica ma anche pedagogica, come la polarizzazione del lavoro (crescita delle posizioni ben pagate a fronte però di una maggiore crescita delle professioni a bassa professionalità e mal pagate), una tendenza che stringe sulla fascia media.

Un’altra tendenza notevole del mercato del lavoro è una pressante, idealizzata, teoricamente giustificata richiesta di efficientismo poiché quello che conta è la performance. Infine Massagli cita la situazione psicologica dei giovani, caratterizzata da una crescente apatia e apparente impossibilità ad appassionarsi. L’aspetto macro economico della polarizzazione del lavoro era una tendenza già esistente. Il Covid quindi, anche in ambito educativo non solo economico, non ha creato nulla ma è stato una grande lente di processi già in atto. Conclude Massagli affermando che il nesso tra il patto educativo e il lavoro è una nuova definizione del termine occupabilità, come conseguenza di un’educazione integrale e quindi non volta a coprire meramente il mismatch formativo e professionale, ma copre quella che la CEI definiva emergenza educativa, non povertà educativa.

Nel suo intervento Arduino Salatin, Presidente di Scuola Centrale Formazione, affronta il tema delle strategie e i processi di internazionalizzazione in campo educativo riferendosi in particolare all’esperienza concreta fatta in questi ultimi 20 anni in Scuola Centrale, che ha posto l’attenzione alle attività internazionali uno dei punti qualificanti del suo servizio verso gli enti associati. In particolare ci si riferisce alla mobilità europea si in uscita che in accoglienza. Le strategie e i processi di internazionalizzazione in campo educativo sono visti – nelle politiche europee – prioritariamente come leve per il miglioramento della qualità ed efficacia dei sistemi formativi.  “L’alleanza tra i vari attori educativi – afferma Salatin – evidenzia la rilevanza della dimensione internazionale da un lato, come strumento di comprensione del mondo, della realtà, e soprattutto veicolo di accettazione e valorizzazione della diversità; dall’altro lato, fa capire l’importanza della dimensione territoriale, in una logica multi-attoriale, legata alla ricerca della propria identità e come modalità evoluta di corrispondere al bisogno educativo dei giovani”.

Il seminario si è concluso con l’intervento di Corrado Beldì, Vice Presidente di Confindustria Emilia-Romagna con delega al capitale umano e alla formazione, CONFINDUSTRIA Emilia-Romagna, che ha affrontato il tema delle competenze per l’internazionalizzazione nel rapporto con le imprese: le capacità e competenze richieste sono di carattere sia trasversale sia specialistico. “Promuovere le competenze interculturali, quindi la capacità di riconoscere e adattarsi alle diversità culturali, è sempre più richiesto dalle imprese”. In questa direzione occorre già a partire dal mondo della scuola e della formazione il potenziando dei programmi di scambio come Erasmus+

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