La buona notizia è che a luglio il numero di occupati è continuato a salire: +59mila persone, sul mese (essenzialmente uomini, le donne sono tornate a diminuire, -28mila posizioni).

Sull’anno l’occupazione è cresciuta di 294mila unità (in prevalenza rapporti “a
termine” – gli autonomi sono rimasti in affanno: nei 12 mesi ci sono stati 82mila
professionisti in meno).

La situazione resta però difficile per i giovani: l’incremento dell’occupazione sta riguardando essenzialmente la fascia d’età over50 (+371mila persone con un lavoro); per chi ha tra i 35 e i 49 anni invece la situazione è decisamente difficile: -116mila occupati in un anno (qui pesano crisi e processi di ristrutturazione aziendale ancora in corso specie nell’industria).

Per gli under25, sono stati “creati” appena 47mila posti in più; e anche il tasso di disoccupazione giovanile è tornato ad aumentare, attestandosi, a luglio, al 35,5%, un valore elevatissimo, peggio di noi solo Spagna (38,6%) e Grecia (44,4% – il dato è fermo a maggio). Siamo però distanti dai primi della classe: la Germania, che grazie al sistema di formazione duale, ha un tasso di under25 senza un impiego di appena il 6,5% (fonte Eurostat).

Il Jobs act, in attesa di una ripresa che decolli, è riuscito a dare una
scossa al mercato del lavoro e più certezze agli operatori; ma la fine degli sgravi generalizzati ha fatto crollare i contratti a tempo indeterminato: nei primi sei mesi dell’anno, ha reso noto  l’Inps, il saldo dei nuovi rapporti “fissi” è rimasto positivo, ma si è ridotto ad appena +32.460 rapporti (nello stesso periodo 2016 ci si attestava a +57.277, nel 2015 addirittura si saliva a +391.869).

Notizia completa: http://quotidianolavoro.ilsole24ore.com/art/rapporto-lavoro/2017-08-31/occupati-livelli-pre-crisi-male-giovani-204953.php?uuid=AEIf7dLC&cmpid=nlql